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artisti

Fiorella, 1992 - olio su tela cm 30x40

 

 

Bibliografia essenziale

RAFFAELE CARRIERI
Felicita Frai
-  Ed. Alfieri e Lacroix, Milano 1963
FELICITA FRAI

Lettera a Trieste ovvero Io allo specchio -  Ed. Galleria Torbandena, Trieste 1971
GIANSIRO FERRATA, GIANNA MANZINI, EUGENIO MONTALE, MARCO VALSECCHI

Felicita Frai
  -  Silvana Editoriale d'Arte, Milano 1973
ENZO BIAGI

Ascoltando Felicita 
-  Ed. Mastrogiacomo, Padova 1984
FELICITA FRAI
Mi racconto un pò da me  - Ed. All'insegna del Pesce d'Oro, Vanni Scheiwiller, Milano 1997
FELICITA FRAI, MARIO PANCERA
Un pò vere un pò sognate
  - Ed. La Spirale, Milano 2004





 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

GALLERIA PONTE ROSSO
20121 - Milano via Brera 2
Tel./Fax 02/86461053
Corrispondenza: via Monte di Pietà 1/A
Orario di apertura: 10-12.30  /  15.30-19
Chiusura: domenica mattina e lunedì

FELICITA FRAI , 1909


Generazione Anni Dieci

Autobiografia

Sono nata a Praga il 20 ottobre 1909, sotto Francesco Giuseppe, Imperatore d'Austria, in un'epoca di grande confluenza di culture. Poiché all'inizio non ero consapevole di chi fossi, fingo di essere nata nel 1936 in Italia.
Volevo disegnare, dipingere, inventare immagini: era il momento dell'arte monumentale e io volevo imparare l'affresco, il mosaico, lo stucco lucido e altre tecniche. Achille Funi stava affrescando la Sala della Consulta a Ferrara e diventai sua allieva. Imparare a fare ciò che sognavo fu per me fonte inesauribile di felicità e energia e nel contempo di serenità. Nel 1937 realizzai un pavimento di mosaico e una parete affrescata a Trieste. I soggetti erano pesci, sirene, cavalli marini, giocolieri. Italo Balbo invitò molti artisti a Tripoli dove creai un grande mosaico per l'albergo Uaddam e collaborai con Funi agli affreschi della Chiesa di San Francesco Nuovo.
Stabilitami a Milano incontrai di colpo le reali difficoltà: nessuno comperava le opere di una donna pittrice. Bisognava inventare qualcosa per sopravvivere senza rinunciare a dipingere alla mia maniera. Trovare nella realtà professionale posto per ciò che avevo sognato fu una vera affermazione di vita. Seguirono cinque anni di lavoro di decorazione con varie tecniche per i saloni dei grandi transatlantici. Cantieri navali a Genova, sotto le tempeste, le correnti gelide oppure, in agosto, sotto una vetrata rovente. Infine il destino dell'Andrea Doria, per noi artisti un grande lavoro e un doloroso ricordo.
Dai miei dipinti inventati ho trovato la chiave per interpretare la realtà nei ritratti. I committenti erano aristocratici, industriali, intellettuali, medici, anche qualche persona ambiziosa. Una mia opera si trova nell'antica quadreria dell'Ospedale Maggiore di Milano. Di ritratti ne ho fatti più di cento. Rinunciai ad una così affermata capacità, una decisione quasi eroica, non volevo appartenere per sempre alla categoria dei ritrattisti.
All'età di quasi cento anni devo tutto il senso della mia vita nell'arte ad un unico motivo realizzato con l'olio, la tempera, l'acquarello, la grafica e con tutti i modi di esprimersi dipingendo: l'immagine femminile in infinite variazioni.

Piccola antologia critica

LEONIDA REPACI 1942 "Stile"
Sono certo che si parlerà molto di questa pittrice, in cui la gentilezza non esclude la forza e il sottinteso culturale la spontaneità.

GIORGIO DE CHIRICO 1943
Presentazione cartella di litografie,
Stamperia d'Arte Piero Fornasetti - Milano
 ... è attirata verso la difficoltà. Quello che le interessa e l'appassiona soprattutto è la difficoltà di fare bene ...

ORIO VERGANI 1957 "Corriere d'Informazione"
Essa crede nell'elemento narrativo delle sue opere, il cui racconto si svolge con sottili ricerche e valori quasi musicali di composizione.

RAFFAELE CARRIERI 1963
Felicita Frai,
Ed. Alfieri e Lacroix, Milano
Ricordo, nello studio di De Chirico, Felicita e Giorgio simili a due alchimisti, il maestro e l'allieva, far bollire nei pentolini strani intrugli.

DINO BUZZATI 1964 
Prefazione al catalogo della mostra alla Galleria Gian Ferrari, Milano
Singolari creature...educande o diavolesse? E' difficile dire.

LEONARDO BORGESE 1964 "Corriere della Sera" 
La bibliografia di Felicita Frai sta crescendo, così come cresce, senza dubbio, il valore della sua pittura.

POMPEO BORRA 1971
in Felicita Frai "Lettera a Trieste, ovvero io allo specchio", Edizioni Torbandena, Trieste
Solo con la tua passione e la tua tenacia, dotata di qualità pittoriche naturali, ti sei,fatta una personalità. Oggi la tua pittura, pur essendo liberatrice del nostro mondo, ha tutte quelle qualità che la pongono al di sopra di ogni qualità.

GIANNI DOVA 1971
in Felicita Frai "Lettera a Trieste ovvero io allo specchio",
Edizioni Torbandena, Trieste
La tua pittura ti somiglia e poiché tu sei un personaggio con tutti i dubbi e gli entusiasmi dei contemporanei, ritengo che quanto fai sia attuale e contemporaneo. Vedo anche un continuo desiderio di rinnovamento. I tuoi quadri diventano sempre più luminosi, evocanti, trovi nuove assonanze: dunque ti sento viva e presente.

CESARE ZAVATTINI 1965
in Felicita Frai Silvana Editoriale d'Arte, Milano
Nel tuo harem passerei volentieri il resto della mia vita, tra queste signore che alternano nei loro discorsi l'emancipazione e le dolci pose dell'amore poi vanno a letto curando anche nei gesti minimi, i piaceri tonali di un secolo di gusto ...

EUGENIO MONTALE 1973
in Felicita Frai Silvana Editoriale d'Arte, Milano
Pittrice nata ella ha acquisito il dono di fare del colore una sostanza, non un accidente. Come sono fatti i suoi quadri? Penso soprattutto a certe piccole composizioni dove misteriose meduse stanno conversando in una strana atmosfera che è piuttosto smalto che aria.

ENZO BIAGI 1984
Ascoltando Felicita Mastrogiacomo Edizioni, Padova
La pittura è la sua vera passione. E' un piacere guardare le sue tele che sembrano specchiare un lontanissimo paradiso, popolato da creature estatiche e di corolle incredibili, ed è una gioia ascoltarla. Perché si racconta senza finzione.

ROSSANA BOSSAGLIA 1997
introduzione al libro di Felicita Frai Mi racconto un po' da me All'insegna del Pesce d'Oro, Scheiwiller, Milano
La sua vena fiorita, le sue immagini femminili di quasi surreale gentilezza, recano in ogni caso la sua impronta inconfondibile, cioè sono il suo linguaggio, testimone della sua specifica fantasia.

GIULIA BORGESE 2007 "Corriere della Sera"
 E' nel suo studio in fondo al cortile di via Cesare da Sesto, che una volta era una scuderia, dipinto di rosa come erano le case della Praga austroungarica.

 

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